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Sabato 13 Giugno 2009 17:08
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Giorgio Castriota
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Sarebbe dispersivo soffermarsi sulle vere origini e indagare in modo analitico le cause che crearono una tale congiuntura storica dei fatti da dare al principe Giorgio Castriota, detto Scanderbeg (in albanese Gjergj Kastrioti Skënderbeu) la possibilità di riconquistare il principato paterno occupato dal sultano Murad II, riconvertirsi al cattolicesimo dopo essere stato cresciuto da mussulmano alla corte del sultano e aver servito come comandante di cavalleria, riunire in una lega tutti i signori, principi e capitani albanesi (impresa non riuscita mai a nessuno né prima, né dopo fino al 1912) e resistere dal 1443 al 1468 agli attacchi ottomani vincendo una trentina di battaglie e respingendo tre assedi della sua capitale in ciascuno dei quali non furono impiegati meno di centomila uomini capeggiati dal sultano in persona.
Sta di fatto che tali cose avvennero e mettono in mostra a posteriori almeno due aspetti. La certezza, oggi non da tutti condivisa, dell'esistenza di un popolo tra i greci e gli slavi, che non era greco e tanto meno slavo e che tale non era considerato in primo luogo; la forte coscienza che questo popolo raggiunse della sua unità, soprattutto nella fede, in secondo luogo.

Le fonti principali, tali perché scritte a poco tempo dalla morte di Scanderbeg da persone spesso ragionevolmente considerabili testimoni dei fatti, sono: HISTORIA SCANDERBEGI, EDITA PER QUENDAM ALBANENSEM. Pubblicata a Venezia per la prima volta il 2 aprile 1480 da un Anonimo. L'originale latino è andato perso. Abbiamo però la traduzione in italiano di Gianmaria Biemmi, prete, pubblicata per la prima volta a Brescia nel 1742. Biemmi, basandosi quasi esclusivamente su tale scritto, scrisse nel 1756 la sua ISTORIA DI GIORGIO CASTRIOTO, DETTO: SCANDER-BEGH. E' sempre Biemmi a dirci che l'autore albanese anonimo era originario di Antivari e lo chiama Antivarino. Biemmi ci dice anche che chi scrisse tale opera riporta anche particolari dalle battaglie in cui era impegnato Scanderbeg, basandosi sulle dettagliate descrizioni che ne faceva il fratello, ufficiale della guardia del principe albanese.
Questo Anonimo "Discendea dalla casa Angeli che una volta godea la signoria di Antivari: cosi riferisce l'Antivarino" dice Biemmi (Libro II, pag. 126, nota 1). Ora, in un suo saggio del 1866, il Dr. Jakob Philipp Fallmerayer (DAS ALBANESISCHE ELEMENT IN GRIECH ENLAND, Monaco, 1866) individua nell'anonimo Paolo Angelo (in albanese Pal Ëngjëll), figlio del conte Andrea Angelo, la cui casa aveva regnato su Antivari e che aveva un fratello ufficiale nella guardia di Giorgio Castriota. E' un personaggio molto importante (legato del Papa presso Scanderbeg e, in pratica, segretario personale del principe e suo "ministro degli esteri"), tanto da essere considerato il braccio diplomatico del Castriota. La notizia decisiva sul fratello Fallmerayer la trova in HISTORIA DE VITA ED GESTIS SCANDERBEGI, EPIROTARUM PRINCIPIS, scritto da padre Marin Barleti a Venezia ed ivi pubblicata per la prima volta nel 1504. Egli è certamente un testimone oculare e ci descrive le battaglie più importanti. Scritto in un latino ben diverso da quello lineare e asciutto, da erudito storiografo di Biemmi, quella di Barleti è un'opera che ha avuto gran fortuna come unica fonte autorevole in materia fino a quando, alla fine del secolo XIX, Julius Ernst Pisko (Scanderbeg, HISTORISCHE STUDIE, Wien, 1894) riscoprì l'Antivarino rivalutando Biemmi. Quella di Barleti è indubbiamente idealizzata come storia. E' la fonte più antica che abbiamo dopo le cronache. E' qui che è contenuta la narrazione della famosa legenda dei primi anni del giovane principe e della sua presa di Kruja, la capitale del principato paterno. Proseguendo sulla linea delle fonti più antiche abbiamo:

"GLI ILLUSTRI E GLORIOSI GESTI E VITTORIOSE IMPRESE, FATTE CONTRA TURCHI, DAL SIGNOR DON GIORGIO CASTRIOTO, DETTO SCANDERBEG, PRENCIPIE D'EPIRRO" di un Anonimo che si basa sul manoscritto di padre Demetrio Franco, tesoriere di Scanderbeg, pubblicato anonimo per la prima volta a Venezia nel 1545.
HISTORIA E GENEALOGIA DELLA CASA MUSACHIO SCRITTA DA GIOVANNI MUSACHIO, DESPOTO D'EPIRO, A SUOI FIGLI NEL 1510. Compagno d'arme di Scanderbeg, signore di grandissima parte del sud Albania e di antichissima famiglia, Giovanni Musacchio continuò la lotta appoggiato da Venezia e Napoli fino alla caduta di Scutari, ultima fortezza albanese conquistata dai turchi nel 1478, per poi riparare a Napoli. L'opera è ad uso dei suoi figli, ma ci porta una serie di notizie importantissime sulle modeste origini dei Castriota e sulle loro conquiste in breve tempo, cosa sulla quale Musacchio insiste sempre, per rilevare la differenza con il suo casato. Il manoscritto è stato scoperto e pubblicato per la prima volta nel 1873 da Karl Hopf nelle sue CHRONIQUES GRECO-ROMANES.
I FATTI ILLUSTRI DEL SIGNOR GIORGIO SCANDERBEG di un Anonimo, di cui non si sa assolutamente nulla, sennonché la sua anteriorità al 1564, anno nel quale Francesco Sansovino lo riprese nella sua HISTORIA UNIVERSALE DELL'ORIGINE ET IMPERIO DE TURCI.
Gli archivi del Vaticano, della Serenissima, di Ragusa, del Ducato di Milano, del Ducato di Borgogna, con i quali aveva relazioni diplomatiche l'Albania al tempo dei Castriota contengono la sua fitta corrispondenza. Abbiamo anche le cronache dei diplomatici e uomini di stato dell'allora agonizzante impero d'Oriente, Phrantzes e Laonicus Chalcocondylas. (CORPUS SCRIPTORUM HISTORIAE BYZANINAE, Bonn, pubblicati per la prima volta nel 1843, di cui si trova fortunatamente una copia nella Biblioteca di Lettere e Giurisprudenza della Università degli Studi di Milano) .

Per quanto riguarda le indicazioni bibliografiche che riguardino studi fatti sull'Albania dell'epoca di Scanderbeg e sue biografie esse soccombono tutte nei confronti di quelle già citate degli studiosi ottocenteschi qua sopra e nei confronti della biografia GEORGE CASTRIOTI SCANDERBEG, by Bishop Fan Stylian Noli, International University Press, New York, 1947, riscritta in varie edizioni in albanese con notevoli aggiunte prima e dopo. Noli è stato il primate della Chiesa Ortodossa Autocefala Albanese, statista e grande patriota albanese della prima metà del sec. XX. Quanto è stato scritto dopo il 1947 non mi sembra debba essere preso in considerazione. Quello che veniva scritto in Albania doveva passare attraverso le maglie di una rigida e bieca censura operata da uno dei più feroci dittature comuniste del secolo. Non bastava che l'opera non contenesse elementi nocivi alla dottrina socialista, ma doveva essere allineata con la linea storiografica del potere. Le conseguenze sull'imparzialità e obbiettività delle opere storiche sono facilmente immaginabili. Le fonti presenti in Albania subirono un filtro dettato dalla medesima ideologia e non potevano costituire altro per eventuali volenterosi e ben animati storiografi di altri paesi se non una fonte inquinata e inaccessibile. La purezza delle fonti è minata anche negli altri paesi balcanici confinanti per la semplice ragione che nei secoli l'inimicizia e l'odio etnico tra questi popoli ha portato ognuno di essi a tentare di giustificare storicamente le proprie pretese senza molto badare alla necessità di obiettività storiografica.