17 Dic 2009 |
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Relazione sul Concorso di Poesia IX Edizione anno 2009
Discerne tra le forme corrette che più conservano l’originalità della lingua dalle forme errate, in quanto, in queste ultime, sono sopraggiunte corruzioni morfologiche e mutamenti fonetici. Una ulteriore selezione viene anche fatta tra gli elaborati pervenuti scritti con grafia o parole estranei all’uso delle forme dell’arbëreshe e quindi, per regolamento, escluse da ogni valutazione e graduatoria.
L’Associazione Culturale di Minoranza Linguistica “Vatra Arbëreshe”, da tempo, ha anche dato indicazioni alle Istituzioni affinché rilevino la mancata corretta applicazione della legge 482/99: facendo confusione tra arbëreshe (albanese arcaico da secoli in uso nelle comunità storiche d’Italia) e albanese standard d’Albania, tanti docenti - disattendendo alla legge 482/99 – insegnano quest’ultimo.
Complice l’inspiegabile silenzio dei Padri della 482/99 - si fa quindi ancora confusione tra lingue delle minoranze storiche d’Italia che sono a rischio di estinzione e indicate come bisognose di tutela, non distinguendo dunque da quelle lingue che, come l’albanese standard d’Albania, è lingua maggioritaria, non è lingua avente ragioni storiche in Italia ed è quindi a tutti gli effetti lingua straniera da insegnare solo negli atenei come una qualsiasi lingua straniera!
Al proposito dell’auspicata forma codificata, poniamo un interrogativo: il sapere dei vari docenti in lettere e lingua albanese, sarà sapere sufficiente a permettergli di pensare ad una qualche forma unificante dell’arbëreshe? Nell’interesse di tutti noi arbëreshë ed a loro vantaggio, noi di Vatra Arbëreshe vogliamo dare a costoro un suggerimento: iniziate dalle forme arcaiche dell’arbëreshe che come già asserito dall’esimio albanologo Gaetano Petrotta - è “… più resistente al logoramento prodotto dall’evoluzione della lingua, la morfologia più sicura per la migliore conservazione delle desinenze sia nella declinazione che nella coniugazione …”. Confidiamo in una loro presa d’atto prima che la nostra lingua non necessiti più di leggi in sua tutela … in quanto sarà morta!
La Cerimonia di Premiazione. Le poesie premiate, il loro valore e le motivazioni della loro premiazione.
Sabato 05 dicembre 2009, alle ore 17.00 nella gremita Sala Conferenze di Via Conceria, 2 in Chieri, a conclusione di un lavoro che al Direttivo dell’Associazione è costato mesi di impegno, presentata da Massimo Rafti già Vice-Presidente di “Vatra Arbëreshe, si è svolta la cerimonia di premiazione del concorso nazionale “Principe Giorgio Castriota Skanderbeg”. Dopo l’apertura di rito da parte del Presidente dell’Associazione Prof. Vincenzo Cucci, a portare il loro saluto ed a premiare i vincitori della IX edizione del concorso 2009 sono intervenuti: in rappresentanza della Città di Chieri il Vice Sindaco Dr. Luigi Sodano; per il Consiglio della Regione Piemonte il Dr. Roberto Placido Vice-Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte e promotore della L. R. 12/99 per la tutela delle Minoranze Linguistiche Storiche citate alla 482/99 non autoctone del Piemonte; per il Consiglio della Provincia di Torino il Dr. Giuseppe Cerchio Consigliere della Provincia di Torino e relatore della delibera di riconoscimento di Vatra Arbëreshe in Chieri in quanto territorio circoscritto; dalla Basilicata è intervenuto il Dr. Sandro Berardone già Consigliere della Provincia di Potenza e promotore del ruolo di Coordinamento per gli Arbëreshë in Piemonte affidato all’Associazione “Vatra Arbëreshe” di Chieri; il Dr. Michele Moretti già Assessore della Regione Piemonte e attuale Presidente del Circ. Cult. Lucano “Giustino Fortunato”di Torino. Di seguito sono stati rivolti i saluti, la benedizione e l’augurio del Presidente della Giuria, il papàs Angelo Belluscio della chiesa cattolica di rito bizantino San Michele Arcangelo di Torino.
Al responsabile culturale dell’Associazione, nonché poeta arbëresh e ricercatore della stessa lingua Tommaso Campera è toccato illustrare le motivazioni e la validità delle poesie vincitrici. Campera ha anche relazionato su di una lingua (l’arbëreshe) che si pensava lingua di limitata importanza ma che - citando le Storie di Erodoto, vari dizionari etimologici e diversi linguisti dalla sua esposizione apprendiamo essere una lingua che, affonda le sue radici nelle lingue morte come l’illiro, il trace ed il frigio. In un excursus attraverso i miti della Frigia, la Grecia classica dei Pelasgi e degli Ateniesi, passando per i Messapi della Puglia e arrivando fino agli impensabili toponimi dell’arco alpino della penisola italiana, il Campera ha dimostrato come l’arbëreshe (ovvero l’albanese arcaico) sia, si lingua che affonda le sue radici nella più lontana antichità dei miti classici ma per i toponimi, nomi e vocaboli dell’arco alpino che hanno radice nella lingua arcaica - ha anche importanza nell’odierna attualità. Il Merito delle Poesie Mandate a Concorrere Entrando nel merito della premiazione, le poesie mandate a concorrere sono state in totale 87. Alla sez. A) Adulti hanno partecipato in 54. Alla sez. B) Giovani Autori, hanno preso parte, in modo singolo, 33 Giovani Autori. Dei 6 premi in concorso, l’Associazione organizzatrice ha deciso di assegnarne solo 5, perché, nei giovani autori, si è rilevata una scarsa qualità delle opere presentate, quindi, l’Associazione organizzatrice non ha ritenuto di assegnare il 3° premio della sez . B). I metodi di comparazioni adottati per le opere pervenute sono stati quelli classici della poesia. Le valutazioni adottate sono state, la metrica, la rima, la capacità linguistica, l’espressività della lingua. Se da un lato sono stati apprezzati degli elaborati per il tema in essi espresso e lo stile svincolato da ogni Sono stati esclusi dalla valutazione gli elaborati che direttamente, o indirettamente, contenessero riferimenti a persone o fatti attuali che ne rendessero possibile l’identificazione. Sono parimenti stati esclusi dalla valutazione quegli elaborati che non raggiungevano uno standard linguistico sufficiente. Premiati della Sezione Adulti
1° premio della sezione Adulti va alla poesia “Mega thavma” = “Grande stupore” dell’autrice Giuseppina Demetra Schirò di Piana degli Albanesi (PA).
La poesia di Giuseppina Schirò, coi suoi versi criptici, ci riporta in un tempo mitico, ormai solo nei ricordi di quando ancora le nostre genti calpestavano gli antichi lidi della Morea e del Peloponneso, da quei lidi antichi molti arbëreshë hanno la loro origine. I versi della Schirò, ci fanno ricordare di Erodoto e le sue storie che ci raccontano dei Pelasgi sul colle Imetto a circa uno stadio dalle mura di Atene, sul quale colle, vi era la sorgente “Enneacruno” che tanto ha in comune con la nostra lingua. Tranne che per alcune parole sgrammaticate, come avviene nel secondo verso “çel zjarre” dove più correttamente occorrerebbe scrivere “çelen zjarre - i versi della Schirò denotano capacità linguistica e conservano i tratti caratteristici originari, quindi, le desinenze arcaiche come in “unazash = di anelli” e “dejtesh = di mari”. 2° premio della sezione Adulti è stato assegnato a “Shena dimri” = “Scena d’inverno” dell’autrice Costantina Florio di Chieuti (FG). Poesia Premiata “Shena dimri” “Scene d’inverno”
L’elaborato “Shena dimri”, mandato a concorrere dalla Costantina Florio, nella sua coinvolgente ritmicità, nella rima baciata e nello scritto, fa notare una elevata conoscenza della lingua arbëreshe di forma arcaica che risulta la meno corrosa. Nel suo scritto, ella usa gruppi consonantici arcaici come “pl” in “plak = vecchio”; “fl” in “fle = dorme”; “mb” in “mbulon = copre”. Bisogna comunque notare come anche nei versi della Florio siano presenti forme errate, difatti, “bora = la neve” è forma sgrammaticata del più corretto “dëbora”. Così bisogna anche notare che, accanto ai gruppi consonantici di forma arcaica - a denunziare una forma linguistica in evidente stato “evolutivo” nei versi vengono anche usati forme mutate, ciò lo si nota nel verso “qeni ngjan…”, “ngjan = allunga”, nella forma arcaica, richiederebbe il gruppo “gl”. L’elaborato della Florio, una pregevole filastrocca che ci descrive l’intimità della “vatra”, è indicativo di una lingua viva e della vitalità della lingua. 3° premio della sezione Adulti va alla poesia “Një valtim” = “Pianto Materno” dell’autore Benito Guido di Santa Sofia D’Epiro (CS). Poesia Premiata “Një valtim” “Pianto Materno”
Benito Guido ci presenta un “canto” dalla metrica invidiabile con il quale, nelle sue quartine, con i versi in rima alternata, ci permette di fare voli ben equilibrati. Al proposito delle incongruenze, vi è anche il non necessario uso di termini italiani, vedi la forma italiana “kapir = comprendi”, questo termine potrebbe essere facilmente sostituito dal più corretto termine arbëresh “ndiligon = comprendi”. Premiati della Sezione Giovani
1° premio della sezione Giovani Autori va a Luca Guida di Lungro (CS) con la poesia “Mëma ime” = “La mia mamma”
Luca Guida nella sua poesia scrive di un genuino pensiero di amore verso chi gli ha dato la vita, e quindi scrive questi versi al primo amore di tutti noi, cioè, la propria mamma: sono Senza niente voler togliere alla spontaneità dei versi di Luca, cogliamo in essi banali errori forse semplicemente dovuti a disattenzione, forse dovuti ad una mancata corretta trasmissione della lingua scritta da chi dovrebbe essere preposto a questo compito: gli insegnanti. Notiamo pertanto al terzo verso “… tunted …” che, peraltro, in un altro verso scrive Si nota l’uso del grafema “y” che negli arbëreshë è caduto in disuso; il già notato uso sgrammaticato di “borë” in luogo di “dëborë; così dicasi anche di “dahuri” al terz’ultimo verso che più correttamente bisognerebbe scrivere “dashuri” etc. Come già detto, banali errori che, se badiamo allo stato in cui versa la nostra lingua, se notarli non fosse dovuto alla necessità di scrivere in modo migliore, sono errori dei quali non si vedrebbe neanche il bisogno di notarli e che scompaiono come neve al sole. Nonostante quanto rilevato, nelle due poesie premiate della sez. B) Giovani Autori, i versi mandati a concorrere ci fanno capire che, a Lungro, paese da dove provengono i due autori, anche i bambini parlano ancora correntemente l’arbëreshe, questo ci consente di essere moderatamente ottimisti sul futuro della nostra lingua. 2° premio della sezione Giovani Autori va ad Anna Cortese di Lungro (CS) con la poesia “Dimëri” = “L’inverno” Poesia Premiata “Dimëri” “L’inverno”
Nei versi della sua poesia, Anna Cortese sembra rifugiarsi come in una ideale coperta per un letargo che, nel mondo attuale, non ci è più consentito. Leggendo i versi de “L’inverno”, Nella parlata di Lungro si notano i mutamenti propri delle forme “evolute” con la nota caratteristica dei gruppi consonantici mutati p. es. “më shtrat = sul letto” in “Dimëri”, richiederebbe il più corretto gruppo consonantico “mbë”; “fjuturon = vola” richiederebbe il gruppo non mutato “fl”; così dicasi anche per “pjaka = la vecchia” che vorrebbe il gruppo “pl”.
“IJ SERVAJ” Compagnia Artistica presentata dall’Associazione “ARMONIA onlus – OFFICINA MUSICALE DEL PIEMONTE”
Sarà anche stato merito del generoso apericena offerto da Vatra Arbëreshe ma, alle ore 21,00, nella gremita Sala Conferenze di Via Conceria, 2 in Chieri, il “matrimonio” tra gli Arbëreshë e la cultura musicale proposta dal Gruppo Artistico “Ij Servaj” è riuscito!
Utilizzando strumenti tipici della tradizione come l’organetto, la ghironda e la cornamusa, spaziando in un vasto territorio - come vasto è il territorio interessato dalla cultura musicale piemontese, occitana e francoprovenzale - con melodie tipiche soprattutto dell’arco alpino, ma con excursus fino ai Pirinei ed in Alverna, la sera alla Conceria è trascorsa tra la Ringraziamo tutti i Partecipanti del Concorso e il Pubblico sempre fedelissimo!!!
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L’Associazione Culturale di Minoranza Linguistica “Vatra Arbëreshe” avente funzioni di Coordinamento per gli Arbëreshë residenti in Piemonte - principalmente con il concorso nazionale “Premio Principe Giorgio Castriota Skanderbeg” - da anni svolge un lavoro di tutela, promozione e valorizzazione della lingua arbëreshe.






