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Premiati della Sezione Giovani
1° premio della sezione Giovani Autori
va a Luca Guida di Lungro (CS) con la poesia “Mëma ime” = “La mia mamma”
Poesia Premiata
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“Mëma ime”
Mëma ime
është e bukur, e re
e kur ecin tunted me hjè.
Ajo ka faqën të bardhë
e të kuqe
e buzin si mbumbuqe
syt të kaltër si dejti e qielli
e lësht të ngjier si dielli,
si arë e grurë çë tundet
me erin
kur moti siell verin.
Shumë herë
i ulem më dorë
e i zë cimbez ket glaci
ç’i zbardhin si borë,
si maçure, benj marroca,
e krusinj një sy,
e, e pushtruar me dahuri,
mbullinj eshè jetrin
sa më rri.
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“La mia mamma”
La mia mamma
è bella, giovane
e ha un bel portamento.
Lei ha il viso rubicondo
e la bocca
come un bocciolo,
gli occhi azzurri
come il cielo e il mare
i capelli color del sole
come messe mature
che si muove al vento.
Molte volte io mi siedo
sulle sue ginocchia
e le do pizzicotti
sul collo bianco come la neve,
come gattino faccio le fusa,
mi rannicchio e socchiudo un occhio
e, così avvolto d’amore,
chiudo lentamente
anche l’altro.
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Luca Guida nella sua poesia scrive di un genuino pensiero di amore verso chi gli ha dato la vita, e quindi scrive questi versi al primo amore di tutti noi, cioè, la propria mamma: sono
esattamente i versi genuini, autentici, se vogliamo, forniti della giusta dose di innocenza che ci aspettavamo da un autore di questa età.
Senza niente voler togliere alla spontaneità dei versi di Luca, cogliamo in essi banali errori forse semplicemente dovuti a disattenzione, forse dovuti ad una mancata corretta trasmissione della lingua scritta da chi dovrebbe essere preposto a questo compito: gli insegnanti. Notiamo pertanto al terzo verso “… tunted …” che, peraltro, in un altro verso scrive
correttamente.
Si nota l’uso del grafema “y” che negli arbëreshë è caduto in disuso; il già notato uso sgrammaticato di “borë” in luogo di “dëborë; così dicasi anche di “dahuri” al terz’ultimo verso che più correttamente bisognerebbe scrivere “dashuri” etc.
Come già detto, banali errori che, se badiamo allo stato in cui versa la nostra lingua, se notarli non fosse dovuto alla necessità di scrivere in modo migliore, sono errori dei quali non si vedrebbe neanche il bisogno di notarli e che scompaiono come neve al sole.
Nonostante quanto rilevato, nelle due poesie premiate della sez. B) Giovani Autori, i versi mandati a concorrere ci fanno capire che, a Lungro, paese da dove provengono i due autori, anche i bambini parlano ancora correntemente l’arbëreshe, questo ci consente di essere moderatamente ottimisti sul futuro della nostra lingua.
2° premio della sezione Giovani Autori
va ad Anna Cortese di Lungro (CS) con la poesia “Dimëri” = “L’inverno”
Poesia Premiata
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“Dimëri”
Më pilqen dimëri
kur shprishin tëtim
kur qasin ndë vatir
pjak e trim,
kur ndilat ven lart
fillar fillar
e duken katina me ar.
Më pëlqen dimëri
kur është natë
e u rri kurkulloste
më shtrat,
kur erret qielli,
frin era
e shiu pikon ka dera.
Më pëlqen dimëri
kur bora bie fjet fjet
e zbardhin pak e pak
Kitë jetë,
kur zogu ulet,
pëstaj fjuturon ka dega
ku i llurtëmi frut
është i hapët si shega.
Po dimërin nëng pret
me mall
pjaka e vetim
çë rri me mua përballë,
ajo, kur jeta ka borin
falemë dirgon mua me dorin
e, vet kur baston, del
një çikë më derë
se të ndronj një fialë
me njetir krishterë.
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“L’inverno”
Mi piace l’inverno
quando fa molto freddo
e avvicina al caminetto
giovani e vecchi,
quando le scintille
salgono in alto in fila
e assomigliano a catenine dorate.
Mi piace l’inverno
quando è notte
e io sto accoccolato
nel mio lettino,
quando il cielo è grigio,
soffia il vento
e la pioggia picchietta alla porta.
Mi piace l’inverno
quando scende la neve
E imbianca
la terra,
quando il passero si posa a terra,
poi vola su un ramo
dove l’ultimo frutto marcio
è spaccato come il melograno.
Non aspetta certo l’inverno
con ansia
la vecchietta sola
che abita di fronte a casa mia,
lei, quando la terra è coperta dalla neve,
mi saluta con la mano
e, quando sta meglio,
si affaccia sulla soglia
per scambiare due parole
con un’altra persona.
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Nei versi della sua poesia, Anna Cortese sembra rifugiarsi come in una ideale coperta per un letargo che, nel mondo attuale, non ci è più consentito. Leggendo i versi de “L’inverno”,
sembra anche a noi di godere del caldo di una casa, vedere da dietro i vetri il passero che coglie l’ultimo frutto, o la vecchietta che abita sola, ma che sola non è nella rassicurante “Gjitonia” arbëreshe.
Nella parlata di Lungro si notano i mutamenti propri delle forme “evolute” con la nota caratteristica dei gruppi consonantici mutati p. es. “më shtrat = sul letto” in “Dimëri”, richiederebbe il più corretto gruppo consonantico “mbë”; “fjuturon = vola” richiederebbe il gruppo non mutato “fl”; così dicasi anche per “pjaka = la vecchia” che vorrebbe il gruppo “pl”.
Altro fenomeno negativo ma che ormai, per il vissuto del contesto italiano, è preso come facente parte integrante della lingua, sono gli inserimenti di lessico italiano p. es. “i llurtëmi = l’ultimo” potrebbe essere sostituito con il più autentico vocabolo arbëresh “të sprasmin” conservatosi in altri paesi arbëreshë.
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