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2009
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Relazione sul Concorso 2009
Premiati della Sezione Adulti
Premiati della Sezione Giovani
Gruppo Musicale
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Relazione sul Concorso di Poesia IX Edizione anno 2009

 

L’Associazione Culturale di Minoranza Linguistica “Vatra Arbëreshe” avente funzioni di Coordinamento per gli Arbëreshë residenti in Piemonte - principalmente con il concorso nazionale “Premio Principe Giorgio Castriota Skanderbeg” - da anni svolge un lavoro di tutela, promozione e valorizzazione della lingua arbëreshe.
Vatra Arbëreshe, con il suddetto concorso, oltre che la promozione, svolge un importante compito di selezione linguistica, discerne quindi l’albanese standard d’Albania non avente ragioni storiche in Italia dall’arbëreshe (albanese arcaico) che, nelle sue forme, è storicamente presente in Italia da oltre cinque secoli ed è quindi tutelato dalle leggi nazionali e regionali.

Discerne tra le forme corrette che più conservano l’originalità della lingua dalle forme errate, in quanto, in queste ultime, sono sopraggiunte corruzioni morfologiche e mutamenti fonetici.

Una ulteriore selezione viene anche fatta tra gli elaborati pervenuti scritti con grafia o parole estranei all’uso delle forme dell’arbëreshe e quindi, per regolamento, escluse da ogni valutazione e graduatoria.

 

L’Associazione Culturale di Minoranza Linguistica “Vatra Arbëreshe”, da tempo, ha anche dato indicazioni alle Istituzioni affinché rilevino la mancata corretta applicazione della legge 482/99: facendo confusione tra arbëreshe (albanese arcaico da secoli in uso nelle comunità storiche d’Italia) e albanese standard d’Albania, tanti docenti - disattendendo alla legge 482/99 – insegnano quest’ultimo.

 

Complice l’inspiegabile silenzio dei Padri della 482/99 - si fa quindi ancora confusione tra lingue delle minoranze storiche d’Italia che sono a rischio di estinzione e indicate come bisognose di tutela, non distinguendo dunque da quelle lingue che, come l’albanese standard d’Albania, è lingua maggioritaria, non è lingua avente ragioni storiche in Italia ed è quindi a tutti gli effetti lingua straniera da insegnare solo negli atenei come una qualsiasi lingua straniera!

 

il direttivo di Vatra Arbereshe con i premiati della IX edizione anno 2009L’insegnamento della nostra lingua di minoranza non ha ancora avuto l’imput che merita, non si è ancora coscienti su quale sia la lingua oggetto di tutela, cioè, l’arbëreshe, altrimenti detto anche albanese d’Italia. Il quadro, nella sua visione globale, si completa se si tiene ulteriormente in considerazione che sebbene l’arbëreshe nelle sue forme sia omnicomprensivo ed unificante in tutte le comunità italo-albanesi d’Italia - come lingua non ha ancora una sua auspicata forma codificata.

 

Al proposito dell’auspicata forma codificata, poniamo un interrogativo: il sapere dei vari docenti in lettere e lingua albanese, sarà sapere sufficiente a permettergli di pensare ad una qualche forma unificante dell’arbëreshe?

Nell’interesse di tutti noi arbëreshë ed a loro vantaggio, noi di Vatra Arbëreshe vogliamo dare a costoro un suggerimento: iniziate dalle forme arcaiche dell’arbëreshe che come già asserito dall’esimio albanologo Gaetano Petrotta - è “… più resistente al logoramento prodotto dall’evoluzione della lingua, la morfologia più sicura per la migliore conservazione delle desinenze sia nella declinazione che nella coniugazione …”. Confidiamo in una loro presa d’atto prima che la nostra lingua non necessiti più di leggi in sua tutela … in quanto sarà morta!

 

 

 

 

La Cerimonia di Premiazione.

Le poesie premiate, il loro valore e le motivazioni della loro premiazione.

 

Sabato 05 dicembre 2009, alle ore 17.00 nella gremita Sala Conferenze di Via Conceria, 2 in Chieri, a conclusione di un lavoro che al Direttivo dell’Associazione è costato mesi di impegno, presentata da Massimo Rafti già Vice-Presidente di “Vatra Arbëreshe, si è svolta la cerimonia di premiazione del concorso nazionale “Principe Giorgio Castriota Skanderbeg”. Dopo l’apertura di rito da parte del Presidente dell’Associazione Prof. Vincenzo Cucci, a portare il loro saluto ed a premiare i vincitori della IX edizione del concorso 2009 sono intervenuti: in rappresentanza della Città di Chieri il Vice Sindaco Dr. Luigi Sodano; per il Consiglio della Regione Piemonte il Dr. Roberto Placido Vice-Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte e promotore della L. R. 12/99 per la tutela delle Minoranze Linguistiche Storiche citate alla 482/99 non autoctone del Piemonte; per il Consiglio della Provincia di Torino il Dr. Giuseppe Cerchio Consigliere della Provincia di Torino e relatore della delibera di riconoscimento di Vatra Arbëreshe in Chieri in quanto territorio circoscritto; dalla Basilicata è intervenuto il Dr. Sandro Berardone già Consigliere della Provincia di Potenza e promotore del ruolo di Coordinamento per gli Arbëreshë in Piemonte affidato all’Associazione “Vatra Arbëreshe” di Chieri; il Dr. Michele Moretti già Assessore della Regione Piemonte e attuale Presidente del Circ. Cult. Lucano “Giustino Fortunato”di Torino. Di seguito sono stati rivolti i saluti, la benedizione e l’augurio del Presidente della Giuria, il papàs Angelo Belluscio della chiesa cattolica di rito bizantino San Michele Arcangelo di Torino.

 

 

Tommaso Campera (a destra)responsabile culturale dell'Associazione, poeta arberesh e ricercatore storico della stessa lingua.

Al responsabile culturale dell’Associazione, nonché poeta arbëresh e ricercatore della stessa lingua Tommaso Campera è toccato illustrare le motivazioni e la validità delle poesie vincitrici.

Campera ha anche relazionato su di una lingua (l’arbëreshe) che si pensava lingua di limitata importanza ma che - citando le Storie di Erodoto, vari dizionari etimologici e diversi linguisti dalla sua esposizione apprendiamo essere una lingua che, affonda le sue radici nelle lingue morte come l’illiro, il trace ed il frigio.

In un excursus attraverso i miti della Frigia, la Grecia classica dei Pelasgi e degli Ateniesi, passando per i Messapi della Puglia e arrivando fino agli impensabili toponimi dell’arco alpino della penisola italiana, il Campera ha dimostrato come l’arbëreshe (ovvero l’albanese arcaico) sia, si lingua che affonda le sue radici nella più lontana antichità dei miti classici ma per i toponimi, nomi e vocaboli dell’arco alpino che hanno radice nella lingua arcaica - ha anche importanza nell’odierna attualità.

 

 

Il Merito delle Poesie Mandate a Concorrere
 

 

Entrando nel merito della premiazione, le poesie mandate a concorrere sono state in totale 87. Alla sez. A) Adulti hanno partecipato in 54. Alla sez. B) Giovani Autori, hanno preso parte, in modo singolo, 33 Giovani Autori.

Dei 6 premi in concorso, l’Associazione organizzatrice ha deciso di assegnarne solo 5, perché, nei giovani autori, si è rilevata una scarsa qualità delle opere presentate, quindi, l’Associazione organizzatrice non ha ritenuto di assegnare il 3° premio della sez . B).

I metodi di comparazioni adottati per le opere pervenute sono stati quelli classici della poesia. Le valutazioni adottate sono state, la metrica, la rima, la capacità linguistica, l’espressività della lingua. Se da un lato sono stati apprezzati degli elaborati per il tema in essi espresso e lo stile svincolato da ogni
tecnicismo come nella poesia “Mega thavma” della Giuseppina D. Schirò, dall’altro sono stati privilegiati quegli elaborati contenenti una parvenza di conoscenza della poesia in quanto tale, dunque la metrica, la rima, il periodo ritmico in strofe.

Sono stati esclusi dalla valutazione gli elaborati che direttamente, o indirettamente, contenessero riferimenti a persone o fatti attuali che ne rendessero possibile l’identificazione. Sono parimenti stati esclusi dalla valutazione quegli elaborati che non raggiungevano uno standard linguistico sufficiente.

 

 

 



Premiati della Sezione Adulti

 

 

1° premio della sezione Adulti

va alla poesia “Mega thavma” = “Grande stupore” dell’autrice Giuseppina Demetra Schirò di Piana degli Albanesi (PA).

 

 

 

 

Poesia Premiata

 

 

“Mega thavma”


Kjo mbrëmë
çel zjarre
mbi pëlhurën e zezë
të Grekëvet
Shpuar nga një rric
shpirti njeh cinërat
të thavmës së madhe
e qetet
valë valë unazash
rrotullon tek ti
kërkon angonën
e humbët e qetë
vetëm me dica libre
e ndo skurruxhë
dejtesh
të tjerë jetëve

 

“Grande stupore”


Stasera il tramonto
accende i fuochi
sul telone nero
dei Greci
Punta da un riccio
l’anima conosce
le ciglia
dell’antico stupore
e tace
a strisce spirali
rotola in te
cerca il vertice
remoto racconto
soltanto con dei libri
e qualche conchiglia
di mari d’altri mondi

 

 

 

Giuseppina Demetra Schiro' premiata da Giuseppe Cerchio (a sinistra) del Consiglio della Provincia di Torino

La poesia di Giuseppina Schirò, coi suoi versi criptici, ci riporta in un tempo mitico, ormai solo nei ricordi di quando ancora le nostre genti calpestavano gli antichi lidi della Morea e del Peloponneso, da quei lidi antichi molti arbëreshë hanno la loro origine.

I versi della Schirò, ci fanno ricordare di Erodoto e le sue storie che ci raccontano dei Pelasgi sul colle Imetto a circa uno stadio dalle mura di Atene, sul quale colle, vi era la sorgente “Enneacruno” che tanto ha in comune con la nostra lingua.

Tranne che per alcune parole sgrammaticate, come avviene nel secondo verso “çel zjarre” dove più correttamente occorrerebbe scrivere “çelen zjarre - i versi della Schirò denotano capacità linguistica e conservano i tratti caratteristici originari, quindi, le desinenze arcaiche come in “unazash = di anelli” e “dejtesh = di mari”.

 

 

 

 

 

 

 

 2° premio della sezione Adulti

è stato assegnato a “Shena dimri” = “Scena d’invernodell’autrice Costantina Florio di Chieuti (FG).

 

 

 

Poesia Premiata

 

 

“Shena dimri”


Bie bora floke floke
grihu Mara e bëj di droqë;
zogu, jashtë, këndon dal,
brënda, kusìa zjen vala valë;
digjen drut dhe lamba e lartë
jep një dritë si e art;
çikzat bënjën shkreptime
dhe gëzonjën shpirtin tim.
Josha plakë prëzë zjarrit rri
dhe rëfjen kur, nuse e re,
bashkë me shoket këndoji
dhe në dimër valëzoji.
Dal, një lot nga site I kalon
kur atë mot ajo kujton.
Maçja fle e rëfulisën
tua ëndërruor një mi i zënë,
dhe ndërsa asaj i dridhen dhëmbët,
qeni ngjan prëzë vatrës këmbët
e qetu qetu pret një asht,
ndë ngë ja jep, ngë del jashtë.
Poshtë te staja kali plak
grin bashkë tërshërë e kashtë.
But but bora kalon,
troje e male gjithë mbulon,
ndën kësaj zbardhësì
fshehur rritet gruri i rri.

 

“Scene d’inverno”


Cade la neve a fiocchi a fiocchi,
alzati Mara e prepara due droqe;
l’uccello, fuori, canta piano,
all’interno il paiolo bolle ad onde;
la legna brucia e la fiamma alta
emana una luce come d’oro;
le scintille fanno strepiti
e rallegrano il mio animo.
La nonna anziana presso il fuoco sta
e racconta quando, giovane sposa,
assieme alle compagne cantava
e d’inverno ballava
lenta, una lacrima le scende dagli occhi
quand’ella quel tempo ricorda.
La gatta dorme e russa,
sognando un topo catturato
e mentre le tremano i denti,
il cane allunga presso il camino i piedi
e silenziosamente attende un osso,
se non glielo dai, fuori non esce.
Giù nella stalla il vecchio cavallo
biada e paglia trita insieme.
Lentamente la neve scende,
pianure e monti tutto copre,
sotto questa coltre bianca
nascosto cresce il nuovo grano.

 

 

 

Costantina Florio di Chieuti (a sinistra) premiata dal Vice Sindaco della Citta' di Chieri Luigi Sodano (al centro)

L’elaboratoShena dimri”, mandato a concorrere dalla Costantina Florio, nella sua coinvolgente ritmicità, nella rima baciata e nello scritto, fa notare una elevata conoscenza della lingua arbëreshe di forma arcaica che risulta la meno corrosa.

Nel suo scritto, ella usa gruppi consonantici arcaici come “pl” in “plak = vecchio”; “fl” in “fle = dorme”; “mb” in “mbulon = copre”.

Bisogna comunque notare come anche nei versi della Florio siano presenti forme errate, difatti, “bora = la neve” è forma sgrammaticata del più corretto “dëbora”.

Così bisogna anche notare che, accanto ai gruppi consonantici di forma arcaica - a denunziare una forma linguistica in evidente stato “evolutivo” nei versi vengono anche usati forme mutate, ciò lo si nota nel verso “qeni ngjan…”, “ngjan = allunga”, nella forma arcaica, richiederebbe il gruppo “gl”.

L’elaborato della Florio, una pregevole filastrocca che ci descrive l’intimità della “vatra”, è indicativo di una lingua viva e della vitalità della lingua.


 

 

 

 

 

3° premio della sezione Adulti

va alla poesia “Një valtim” = “Pianto Materno” dell’autore Benito Guido di Santa Sofia D’Epiro (CS).

 

 

 

Poesia Premiata

 

“Një valtim”


Bubuqe e bardhë e e vikerr si një volë ndër zall
të çivosjim xhusi zogu ndënjë folè
sa natë bëm shtuara u e i tatë, ma pjot me mall
sa dita të gëzuara neve ti na dhè.


Ti qeve drita jonë për gjithë këta vjet
ti qeve gjella e gjelles, shpirti tonë.
Nanì je një varr pa dritë, të mbullitim vet
e një goxhdë na leve ndë këta zëmëra tona.


Oj bila mëmes, fara e lules dheut
oj bila mëmes, rrëmbë e bardh si diell
Ajo vet kurmin këtu na lëreu
ma shpirt saja ë tek i kalter qiell.


Oj bila mëmes, si ike më lëreve
oj bila mëmes si një pëllumb ti fjuturove.
Atë gaz të bukur bashk me tija e qelle
e njeter jëmë te qialli vajte çove.


Oj Zënja Shën Mëri ti dueje mirë
se na i foltim shumë e ja i tham
pse kët dhullurin tonë vet ti e kapir
jona na vdiq ma birin tëndë t’e vram.


U e i tatë qami e të kultomi nga dita
pse te kjò shpi ti na lireve vet
Ma rrënj pjotë me shprezë se Maria Rita
na pret sa të rrimi bashkë tek jetra jetë

“Pianto Materno”


Bocciolo come perla in lido
nutrita t’abbiamo d’affetto e d’ardore,
come uccelletto dentro il proprio nido.
Giorni felici e pieni d’amore.


Luce sei stata per noi ogni momento,
vita della nostra vita, figlia adorata,
or nel sepolcro buio e eternamente,
un chiodo nel cuore ci hai lasciato.


O figlia mia, fior pieno di purezza;
o figlia mia, di sol raggio splendente
il corpo tuo, in questa terra, olezza,
l’anima, nel ciel turchino, è sorridente.


Fuggita sei e sola m’hai lasciata,
come colomba sei volata via,
il bel sorriso teco hai portato
in ciel trovato hai la Madre Pia.


“Ave Maria” col tuo grande amore,
accogli ogn’or la creatura mia
soltanto Tu comprendi il mio dolore
ella è morta, in croce sta il Messia.


Soli e col pianto noi ricorderemo,
in questa casa, il riso tuo giocondo,
con la speranza che ci incontreremo
con Maria Rita nell’altro mondo.

 

 

 

Benito Guido di S. Sofia D'Epiro (CS) premiato da Sandro Berardone (a sinistra)

Benito Guido ci presenta un “canto” dalla metrica invidiabile con il quale, nelle sue quartine, con i versi in rima alternata, ci permette di fare voli ben equilibrati.
Il “canto”, la poesia che ci offre l’autore, ci racconta di un immenso bene perso: niente al mondo potrà sostituire tale perdita, ecco allora che l’autore trova consolazione nella poesia che diventa preghiera nell’“Ave Maria”.
I versi de “Një valtim” sono indicatori di una coinè già in atto tra tutti gli Arbëreshë, infatti, tali versi, sono immediatamente fruibili da tutti noi:
questa chiara intercomprensione, non ci esime comunque dal far notare proprio per una maggiore comune fruibilità della lingua che nei versi di Benito Guido vi sono alcune incongruenze linguistiche, queste, ci vengono rilevate in alcuni termini adoperati, cfr. “goxhdë = chiodi”, la forma corretta di “goxhdë” sarebbe invece “gozhdë".

Al proposito delle incongruenze, vi è anche il non necessario uso di termini italiani, vedi la forma italiana “kapir = comprendi”, questo termine potrebbe essere facilmente sostituito dal più corretto termine arbëresh “ndiligon = comprendi”.
I versi mandati a concorrere da Benito Guido, nella metrica e nelle rime, ci danno il piacere di ricordare un Autore ben più importante della lingua Arbëreshe, si tratta di Giulio Variboba che con la sua pregevole opera “Gjella e Shën Mëris Virgjer” = “La vita di S. Maria Vergine” è passato nella storia indelebile della nostra letteratura.

 

 

 



Premiati della Sezione Giovani

 

 

 

 

 

 

1° premio della sezione Giovani Autori

va a Luca Guida di Lungro (CS) con la poesia “Mëma ime” = “La mia mamma


Poesia Premiata

 

“Mëma ime”


Mëma ime
është e bukur, e re
e kur ecin tunted me hjè.
Ajo ka faqën të bardhë
e të kuqe
e buzin si mbumbuqe
syt të kaltër si dejti e qielli
e lësht të ngjier si dielli,
si arë e grurë çë tundet
me erin
kur moti siell verin.
Shumë herë
i ulem më dorë
e i zë cimbez ket glaci
ç’i zbardhin si borë,
si maçure, benj marroca,
e krusinj një sy,
e, e pushtruar me dahuri,
mbullinj eshè jetrin
sa më rri.

“La mia mamma”


La mia mamma
è bella, giovane
e ha un bel portamento.
Lei ha il viso rubicondo
e la bocca
come un bocciolo,
gli occhi azzurri
come il cielo e il mare
i capelli color del sole
come messe mature
che si muove al vento.
Molte volte io mi siedo
sulle sue ginocchia
e le do pizzicotti
sul collo bianco come la neve,
come gattino faccio le fusa,
mi rannicchio e socchiudo un occhio
e, così avvolto d’amore,
chiudo lentamente
anche l’altro.

 

 

 

Luca Guida premiato da Michele Moretti Presidente del Circolo Lucano (Giustino Fortunato) di Torino

Luca Guida nella sua poesia scrive di un genuino pensiero di amore verso chi gli ha dato la vita, e quindi scrive questi versi al primo amore di tutti noi, cioè, la propria mamma: sono
esattamente i versi genuini, autentici, se vogliamo, forniti della giusta dose di innocenza che ci aspettavamo da un autore di questa età.

Senza niente voler togliere alla spontaneità dei versi di Luca, cogliamo in essi banali errori forse semplicemente dovuti a disattenzione, forse dovuti ad una mancata corretta trasmissione della lingua scritta da chi dovrebbe essere preposto a questo compito: gli insegnanti. Notiamo pertanto al terzo verso “… tunted …” che, peraltro, in un altro verso scrive
correttamente.

Si nota l’uso del grafema “y” che negli arbëreshë è caduto in disuso; il già notato uso sgrammaticato di “borë” in luogo di “dëborë; così dicasi anche di “dahuri” al terz’ultimo verso che più correttamente bisognerebbe scrivere “dashuri” etc.

Come già detto, banali errori che, se badiamo allo stato in cui versa la nostra lingua, se notarli non fosse dovuto alla necessità di scrivere in modo migliore, sono errori dei quali non si vedrebbe neanche il bisogno di notarli e che scompaiono come neve al sole.

Nonostante quanto rilevato, nelle due poesie premiate della sez. B) Giovani Autori, i versi mandati a concorrere ci fanno capire che, a Lungro, paese da dove provengono i due autori, anche i bambini parlano ancora correntemente l’arbëreshe, questo ci consente di essere moderatamente ottimisti sul futuro della nostra lingua.

 

 

 

2° premio della sezione Giovani Autori

va ad Anna Cortese di Lungro (CS) con la poesia “Dimëri” = “L’inverno

 

Poesia Premiata

 

“Dimëri”


Më pilqen dimëri
kur shprishin tëtim
kur qasin ndë vatir
pjak e trim,
kur ndilat ven lart
fillar fillar
e duken katina me ar.
Më pëlqen dimëri
kur është natë
e u rri kurkulloste
më shtrat,
kur erret qielli,
frin era
e shiu pikon ka dera.
Më pëlqen dimëri
kur bora bie fjet fjet
e zbardhin pak e pak
Kitë jetë,
kur zogu ulet,
pëstaj fjuturon ka dega
ku i llurtëmi frut
është i hapët si shega.
Po dimërin nëng pret
me mall
pjaka e vetim
çë rri me mua përballë,
ajo, kur jeta ka borin
falemë dirgon mua me dorin
e, vet kur baston, del
një çikë më derë
se të ndronj një fialë
me njetir krishterë.

“L’inverno”


Mi piace l’inverno
quando fa molto freddo
e avvicina al caminetto
giovani e vecchi,
quando le scintille
salgono in alto in fila
e assomigliano a catenine dorate.
Mi piace l’inverno
quando è notte
e io sto accoccolato
nel mio lettino,
quando il cielo è grigio,
soffia il vento
e la pioggia picchietta alla porta.
Mi piace l’inverno
quando scende la neve
E imbianca
la terra,
quando il passero si posa a terra,
poi vola su un ramo
dove l’ultimo frutto marcio
è spaccato come il melograno.
Non aspetta certo l’inverno
con ansia
la vecchietta sola
che abita di fronte a casa mia,
lei, quando la terra è coperta dalla neve,
mi saluta con la mano
e, quando sta meglio,
si affaccia sulla soglia
per scambiare due parole
con un’altra persona.

 

 

 

la piccola Anna Cortese premiata da Roberto Placido - Vice-
Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte (secondo da sinistra)

Nei versi della sua poesia, Anna Cortese sembra rifugiarsi come in una ideale coperta per un letargo che, nel mondo attuale, non ci è più consentito. Leggendo i versi de “L’inverno”,
sembra anche a noi di godere del caldo di una casa, vedere da dietro i vetri il passero che coglie l’ultimo frutto, o la vecchietta che abita sola, ma che sola non è nella rassicurante “Gjitonia” arbëreshe.

Nella parlata di Lungro si notano i mutamenti propri delle forme “evolute” con la nota caratteristica dei gruppi consonantici mutati p. es. “më shtrat = sul letto” in “Dimëri”, richiederebbe il più corretto gruppo consonantico “mbë”; “fjuturon = vola” richiederebbe il gruppo non mutato “fl”; così dicasi anche per “pjaka = la vecchia” che vorrebbe il gruppo “pl”.
Altro fenomeno negativo ma che ormai, per il vissuto del contesto italiano, è preso come facente parte integrante della lingua, sono gli inserimenti di lessico italiano p. es. “i llurtëmi = l’ultimo” potrebbe essere sostituito con il più autentico vocabolo arbëresh “të sprasmin” conservatosi in altri paesi arbëreshë.

 

 

 

 

 

 



 

“IJ SERVAJ”

Compagnia Artistica presentata dall’Associazione

“ARMONIA onlus – OFFICINA MUSICALE DEL PIEMONTE”

 

 

Sarà anche stato merito del generoso apericena offerto da Vatra Arbëreshe ma, alle ore 21,00, nella gremita Sala Conferenze di Via Conceria, 2 in Chieri, il “matrimonio” tra gli Arbëreshë e la cultura musicale proposta dal Gruppo Artistico “Ij Servaj” è riuscito! 

 

Gruppo Artistico Ij Servaj

 

Utilizzando strumenti tipici della tradizione come l’organetto, la ghironda e la cornamusa, spaziando in un vasto territorio - come vasto è il territorio interessato dalla cultura musicale piemontese, occitana e francoprovenzale - con melodie tipiche soprattutto dell’arco alpino, ma con excursus fino ai Pirinei ed in Alverna, la sera alla Conceria è trascorsa tra la
coinvolgente musica e le complicate figure di ballo di vago ricordo medievale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ringraziamo tutti i Partecipanti del Concorso e il Pubblico sempre fedelissimo!!!

 

 

 

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